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Webtax, portabilità dei dati e cloud pubblico. Le 3 sfide della politica al tempo dell'economia digitale

24.09.2017

Diffidare dai politici che vivono di selfie e non affrontano le sfide capitalismo. Non sono degni di servire le istituzioni 

“Non deve essere più possibile consentire a una multinazionale di decidere dove avere la residenza fiscale. Le tasse si pagano nei paesi in cui si fa business”. È la prima delle tre proposte sull'economia digitale avanzate da Trani, dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia. Dal palco di Palazzo Beltrani nell'ambito de “I dialoghi di Trani”, l'onorevole del Partito Democratico ha presentato il suo libro “The Challenge of the digital economy” scritto con Robert Leonardi e altri cinque autori, dialogando con la giornalista del Tg1, Barbara Carfagna.

“Il primo punto – ha detto – relativo alla webtax, che ci consente di chiudere per sempre la vicenda deve essere il superamento del concetto di stabile organizzazione. Tutte le multinazionali – ha spiegato - devono avere stabile organizzazione nei Paesi in cui fanno business. Basta con l'auto definirsi non stabile organizzazione in funzione delle convenienze fiscali. Basterebbe questa scelta dell’Europa – ha sottolineato Francesco Boccia che dal 2013 si batte per l'introduzione della webtax- per risolvere gran parte dei problemi fiscali. La seconda proposta avanzata da Boccia è quella della portabilità dei dati.

“I nostri dati – ha detto senza mezzi termini - devono essere nostri. Non possono essere di proprietà delle multinazionali indipendentemente da cosa fanno, da Apple, ad Amazon alla stessa Facebook. La battaglia che in questo momento la commissaria europea per la Concorrenza, Margrethe Vestager sta iniziando a fare – ha ribadito - va sostenuta e noi italiani dobbiamo essere in prima linea, perché consentire a ogni essere umano di portarsi i propri dati ovunque, garantisce la vera libertà di movimento”. Perplessità sono state espresse dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, sul sistema pubblico di identità digitale, il c.d. spid.

“In questo momento – ha detto Boccia - è gestito da aziende private e personalmente ho qualche dubbio sulla necessità, sulla opportunità che dati nostri sensibili possano essere gestiti da aziende che hanno interessi diversi dallo Stato. C’è la necessità di avere un cloud pubblico. I nostri dati di contribuenti, di pazienti – ha continuato – devono essere tenuti in un cloud pubblico che oggi non c’è. Anche il pubblico utilizza cloud privati e questo è preoccupante per la sicurezza e per la privacy”.

Francesco Boccia durante la presentazione del suo libro "The Challenge of the Digital Economy" ha affrontato il tema della vita online, che “non è diversa da quella offline. Bisogna avere il coraggio di dire che le regole sono le stesse”. 

Vari gli esempi. Uno fra tutti “è che se per strada rispetti uno sulla piattaforma non puoi dargli un pugno attraverso un'offerta perché ti senti impunibile. Se un negozio paga le tasse non puoi pensare che aprendo la sede della tua piattaforma online in un paradiso fiscale lo stesso bene lo commercializzi senza pagare l'IVA. Non ci sono mondi diversi - ha ribadito - tra la strada e la rete".

E alla fine un monito ai suoi colleghi: “La classe politica che non ha il coraggio di affrontare questi temi, che poi significa dire molti no soprattutto a chi massimizza il profitto, non è degna di servire le istituzioni. È facile – ha sottolineato - dire sì a Tim Cook, è molto più difficile dirgli di no, chiedendo di rispettare le regole, ridistribuendo redditi, opportunità e risorse. La massimizzazione del profitto in questa rivoluzione capitalistica, potente quanto quelle avvenute con l'energia elettrica o i computer dei primi anni sessanta è senza precedenti. Diffidate – ha concluso - dai politici che fanno solo i selfie e non affrontano gli effetti della più grande rivoluzione moderna del capitalismo non risolvendo mai i problemi”.

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