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Prima legge sul conflitto di interessi digitale. Non è anti Casaleggio ma il suo è un conflitto macroscopico

14.05.2019

(ANSA) - ROMA, 14 MAG - "Non si puo' selezionare un terzo del Parlamento e piu' di mezzo governo usando dati e poi dire che non si ha conflitto di interessi: questa e' la condizione della Casaleggio associati, che e' una societa' privata. Se invece si trasformasse in un partito, perche' di fatto Casaleggio e' il capo di questo partito, dovrebbe rendere la piattaforma Rousseau aperta con un algoritmo controllabile". Lo ha detto il deputato del Pd Francesco Boccia, presentando a Montecitorio una proposta di legge sul conflitto di interessi digitale, la prima che riguarda le piattaforme web.

Il provvedimento riguarda chi ha un incarico politico che dipende da societa' private che usano piattaforme on line per influenzare le scelte politiche, attraverso l'analisi e la canalizzazione delle opinioni degli elettori. E coinvolge il politico che, negli ultimi tre anni, e' stato editore nella comunicazione elettronica o gestore di piattaforme on line. "Non la facciamo per Casaleggio, ma il suo conflitto di interessi e' macroscopico. Faccia business o eviti di selezionare la classe politica", ha aggiunto il deputato.

 

La proposta di Boccia si aggiunge a quella presentata dai Dem nel giugno 2018, primo firmatario Emanuele Fiano. "Quel testo introduce la possibilita' di trovare una soluzione preventiva a eventuali conflitti di interesse attraverso la comunicazione all'Authority, la gestione, la vendita di partecipazioni", ha spiegato Fiano nella conferenza stampa. "Il conflitto di interessi digitale e' l'altra faccia della stessa medaglia", ha continuato Boccia. Il suo provvedimento prevede 9 articoli. Al primo si ricorda che chi ha un incarico politico, nell'esercizio delle sue funzioni, deve operare "nell'esclusiva cura degli interessi pubblici e in assenza di conflitti di interesse". Segue una sorta di "breviario" su alcuni termini che "il legislatore non ha normato" come piattaforma web, profilazione degli utenti, analisi del sentiment.

La norma varrebbe per i presidenti del Consiglio, i vicepremier, i ministri, i viceministri, i sottosegretari e i commissari straordinari di governo, oltre a governatori, presidenti di Regioni e Province autonome, assessori, parlamentari, consiglieri regionali. Non c'e' conflitto di interessi, invece, per le piattaforme web riconducibili a partiti o movimenti politici basati su sistemi di open source. Il testo indica anche gli obblighi di comunicazioni che i politici devono fare al Garante della concorrenza e del mercato. L'Authority accerta se c'e' un conflitto, vigila sul rispetto dei divieti e, in caso di inosservanza, promuove la rimozione o la decadenza dell'incarico politico.

"Avanziamo queste proposte perche' il governo sta continuando a fare solo chiacchiere al vento, in attesa del 26 maggio", ha denunciato Graziano Delrio, che ha aggiunto: "Sul conflitto di interessi sfidiamo i 5 Stelle a essere veramente liberi e non per punire qualcuno".

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