RASSEGNA STAMPA

A gennaio o dopo le elezioni il dialogo col M5S è inevitabile

02.12.2018

Intervista rilasciata a Marco Palombi, pubblicata su Il Fatto Quotidiano

E così, a mezzo sms al Foglio, i tre candidati più forti al congresso del Pd informano i cittadini che "No al dialogo coi 5 Stelle".

Scelta legittima che però, oggi o dopo un altro giro elettorale, rischia di lasciare ben pochi spazi di manovra a quanto residua del partito.

Per questo abbiamo sentito l’unico candidato alle assise democratiche che, invece, dice in pubblico che il dialogo col M5S è l’orizzonte inevitabile del suo partito, Francesco Boccia: "Noto che Zingaretti, Minniti e Martina non hanno detto no aSalvini e Berlusconi.Sarà stata una dimenticanza. Gli faccio una domanda semplice: in un sistema con tre blocchi - Pd, 5 Stelle e Lega con chi volete dialogare?".


Forse con nessuno.

Ma la legge elettorale che hanno voluto è proporzionale e non consente a nessuno di governare da solo. Anche dopo le elezioni lo scenario è lo stesso: o Salvini o i 5 Stelle.

Quindi il tema del congresso è il rapporto coi grillini.

Il tema del congresso è "quale Pd?". Si vuole un partito di massa capace di tutelare i ceti popolari o si pensa che attraverso la rappresentanza dell’alta borghesia poi convinceremo il resto del Paese?
Alla fine se una cosa resta del renzismo è questa: oggi siamo il partito delle Ztl.

Il lettiano fa il gauchiste.
In questa fase di aggressivo capitalismo digitale e finanziario il modello non può essere Macron, ma Corbyn. Io dico che dobbiamo tornare a fare il partito di sinistra che connette le esigenze dei ceti popolari alle élite. Se è così serve discontinuità anche rispetto al passato: io, ad esempio, sono per riscrivere da capo il Jobs Act. E lo stesso penso si debba fare con scuola o ambiente. E il trio?

Discontinuità, bene, per andare dove?
Un partito di massa capace di prendere il 30%: al Pd devono iscriversi tutti quelli che stanno alla sua sinistra - da Bersani a Civati a Vendola- e questo senza perdere nessuno. Mi fa incazzare chi dice "se il partito si sposta a sinistra, allora nascerà un’altra cosa".

I renziani.
Tutti quelli che lo dicono. Renzi, poi, ha avuto la sua occasione: per tre anni e fino al referendum del 2016 i gruppi parlamentari hanno fatto tutto quel che gli ordinava il partito, cioè Renzi. Basta con la storia del fuoco amico.

E Zingaretti e gli altri?
Sono i candidati di apparato: vogliono un partito chiuso per poterlo controllare. Ai tempi del congresso di Veltroni, per dire, decidemmo che ci si poteva iscrivere sempre, questi invece hanno chiuso il tesseramento cartaceo mercoledì e tengono aperto quello online fino al 21 dicembre, però senza dirlo a nessuno. Ma a cosa serve il Congresso se non a discutere con la tua gente, a far tornare i militanti che se ne sono andati, a chiedergli cosa pensano? E invece i tre si sono divisi gli apparati locali per giocarsela tra loro.

Lei invece vuole il partito del 30% per andare dai grillini.
Un grande partito non sarà comunque autosufficiente. Non ci sono alternative, tanto più che nel frattempo abbiamo distrutto la coalizione. Il dialogo è inevitabile, anche perché su bisogni, diritti e povertà facciamo analisi che impongono il confronto col M5S, anche se governa molto male.

Problema: Di Maio però sta con Salvini.
Il dialogo, ovviamente, parte se il M5S molla la Lega.

Lei punta sul frondista Roberto Fico.
Io dico che dopo sei mesi al governo si può dire che i 5 Stelle perdono presa sulla società mentre Salvini raddoppia i consensi. Se continuano così, la Lega cresce ancora e loro diventano né carne né pesce. Ora devono portare a casa la manovra, ma a gennaio che succede? Vogliono restare succubi? E allora le Europee diranno che Salvini è la destra e loro solo un’appendice che gli serve a stare al governo.

Torniamo al Pd: un tempo furoreggiava #senzadime.
Ma #senzadime è una cosa nata a tavolino dentro i gruppi dirigenti...

I renziani.
Facciamo un esempio. Se Scalfarotto, che conosco da quando eravamo studenti a Milano, cambia l’insegna dei "Comitati del Sì" online e li chiama "Comitati civici" non è che diventano un’altra cosa.

Comunque nel Pd c’è chi dice "no al dialogo coi 5 Stelle". Posizione legittima. 

Un fatto che non sottovaluto, ma allora mi devono dire la verità: vogliono il dialogo con Salvini o con Berlusconi? Non è che si aspetta solo la crisi, perché questo governo non dura, per fare il governo con Lega e FI in nome della famosa "unità nazionale"?

Bersani dice: senza alleanza coi 5 Stelle al prossimo giro l’Emilia va al centrodestra.
E pure la Toscana...

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